Il disbiosi test, effettuato in studio, è un presidio di laboratorio in grado di valutare e monitorare i pazienti che evidenziano uno stato di disbiosi intestinale.

Il test, non invasivo, permette di dosare a livello urinario 2 markers della disbiosi che sono metaboliti dell’aminoacido triptofano:

– INDICANO determinato colorimetricamente.
– SCATOLO determinato con metodica cromatografica.

 

 

Per cause legate ad un’alimentazione poco equilibrata, ritmi lavorativi stressanti, mancanza di attività fisica, utilizzo di farmaci specifici (antibiotici, lassativi, anticoncezionali), la flora batterica intestinale può alternarsi e provocare la disbiosi intestinale, una vera e prorpia malattia, caratterizzata da alcuni sintomi ben definiti.
Secondo quanto attualmente riportato in letteratura i principali disturbi e patologie correlabili alla disbiosi intestinale sono :

Una dieta poco equilibrata, caratterizzata dall’assunzione di alimenti ricorrenti, è dannosa per l’intestino ed impedisce all’organismo di ottenere il giusto apporto calorico e nutritivo.
L’alimentazione scorretta è in genere affiancata da uno stile di vita irregolare che altera il ritmo sonno-veglia con inevitabili ripercussioni negative sull’intestino.
La disbiosi può essere causata anche dallo stress generato da una attività lavorativa intensa, dagli impegni pressanti e dalle responsabilità quotidiane. Lo stress professionale lascia ben poco tempo allo svolgimento di attività fisica e ciò crea una condizione di affaticamento e nervosismo nell’organismo.
Un’ulteriore causa è costituita dall’assunzione di farmaci quali antibiotici, antinfiammatori, antinfluenzali, antidepressivi, anticoncezionali e ansiolitici che agiscono sui sintomi della malattia ma anche sulla flora batterica, danneggiandola.
Anche metalli pesanti quali alluminio, mercurio, piombo, che possono arrivare nell’intestino attraverso la catena alimentare, possono danneggiare la flora batterica.

L’Indolo e lo Scatolo sono metaboliti dell’aminoacido Triptofano, presente in molte proteine sia animali che vegetali, il loro aumento eccessivo consente di verificare l’eventuale presenza di alterati ed eccessivi fenomeni fermentativi e/o putrefattivi a livello intestinale.
L’aminoacido Triptofano normalmente assunto con la dieta subisce, ad opera di alcune specie batteriche intestinali, un processo di metabolizzazione che comporta, dal punto di vista biochimico, la perdita di una catena laterale con produzione di un metabolita che prende il nome di Indolo.

L’Indolo, così prodotto, viene assorbito a livello della mucosa intestinale e attraverso il circolo entero-epatico giunge al fegato dove è trasformato in Indicano per essere poi escreto dai reni con le urine.

La concentrazione di INDICANO nelle urine è un indice dei fenomeni putrefattivi ad opera di alcune specie batteriche come Proteus e Klebsiella, perché come abbiamo visto l’INDICANO è il risultato della trasformazione da parte della flora batterica del TRIPTOFANO assunto con i cibi. Sostituendo gli atomi d’idrogeno dell’indolo con vari radicali si hanno derivati più o meno tossici i quali, eliminati con l’urina, dànno luogo ai pigmenti urinari. Un’alterazione della flora batterica intestinale come potrebbe essere l’eccessiva crescita di particolari gruppi batterici “CATTIVI” determina disturbi intestinali.
In pratica quando la digestione non è ottimale, gli aminoacidi derivati dalle proteine maldigerite, subiscono un processo di decarbossilazione.

Quando nessun ceppo batterico riesce a proliferare uccidendo gli altri si crea una situazione utile all’organismo perché vi è una condizione di equilibrio che prende il nome di “eubiosi“.

Quando, invece, dei gruppi di batteri riescono a prevalere, l’equilibrio si altera e viene a crearsi la “DISBIOSI INTESTINALE”, una condizione, purtroppo, assai diffusa.
Un’alimentazione non consapevole come l’ingestione di troppi zuccheri, una cattiva masticazione, pasti ingeriti con premura e l’uso di lassativi, antiacidi, antibiotici, predispongono allo sviluppo di varie sostanze tossiche e favoriscono lo sviluppo dei batteri “CATTIVI”.
Questi problemi intestinali pur di carattere funzionale, rappresentano un problema sociale.
Da essi dipendono infatti vari sintomi spiacevoli di cui soffrono moltissime persone, colite, stitichezza, gonfiore addominale, meteorismo, flatulenza e diarrea.
Questa sgradevole sintomatologia è dovuta alla graduale distruzione della flora batterica intestinale “BUONA”, ovvero dei miliardi di batteri utili che svolgono mansioni fondamentali per la nostra salute.


Se si considera la vasta superficie della mucosa gastro-intestinale e la sua grande capacità di assorbimento, si comprenderà come un’alterazione delle condizioni intestinali possa determinare l’assorbimento di tossine dalle quali possono derivare disturbi di carattere generale che, a prima vista, sembrano non avere nessuna relazione con l’intestino: mal di testa, nervosismo, alito cattivo, riniti, acne, dermatiti, eczemi, stanchezza cronica, invecchiamento della pelle e dolori articolari.

 

 

Bibliografia:

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