QUESTIONARIO PSICOMETRICO

 

Questionario per misurare la disposizione a dimagrire

Il questionario messo a punto dal Dott. Claudio Saluzzo ha la scopo di misurare tre dimensioni del comportamento alimentare : restrittivitàdisinibizione e sensibilità alla fame, estese all’elemento forma e cura del corpo. Il questionario chiamato IBR ha l’intento di fornire un contributo per meglio definire la disposizione a dimagrire.
Sulla base della revisione della letteratura sull’argomento, e dopo tadotto, studiato e adattato al comportamento alimentare italiano la Restraint Scale di Herman e i questionari di Pudel e di Stunkard per ciò che riguarda l’atteggiamento verso il cibo, si è voluto creare uno strumento capace di considerare :

  1. Restrittività  
    sia come controllo cognitivo dell’introduzione di cibo e dei cambiamenti di peso, sia come controllo della propria forma attraverso lo sforzo fisico
  2. Disinibizione
    a)
     come comportamento da intendersi patologico, da parte di persone obese che, pur nella necessità clinica di dover dimagrire, nulla fanno ne  hanno intenzione di fare per attuare un miglioramento della loro condizione, sia sul paino del controllo alimentare che su quello dell’attività fisica
    b) come comportamento da intendersi normale, da parte di coloro che magri, mangiano tutto ciò che vogliono quando vogliono, fanno dell’attività fisica solo se ne hanno voglia e pur non attuando alcuna restrizione conservano una buona forma fisica
  3. Sensibilità alla fame e alla fatica fisica  
    come condizione di eccessivo interesse per il cibo e di facile stancabilità verso lo sforzo fisico sportivo

Sempre più spesso persone che presentano un rapporto peso altezza assolutamente normale non sono soddisfatte della propria forma corporea.
Nisbett aveva dimostrato nel 1972 che molte persone normali attuano abitualmente un comportamento alimentare restrittivo. L’incapacità di attuare tale autocontrollo è motivo della difficoltà di dimagrire da parte di altre.
La disaffezione ad una dieta può originare anche dal fatto che la persona, pur avendo raggiunto il peso desiderato, non soddisfatta del risultato, si abbandona allora ad un comportamento disinibito e vanifica tutti i precedenti sforzi.
Per tali motivi si è voluto creare uno strumento capace di valutare l’atteggiamento del Paziente verso queste due dimensioni (controllo dietetico e attività fisica) e per studiare nel tempo gli eventuali cambiamenti comportamentali.
Chi desidera contenere le fluttuazioni del peso e i cambiamenti del proprio corpo, è bene che operi sui due fronti e prenda coscienza del fatto che l’attività fisica è importante quanto la restrizione dietetica.
Le domande del questionario derivano da tre fonti :

  1. La Restraint Scale di Herman e Polivy di 10 voci
  2. Il Questionario dell’Obesità Latente di Pudel di 40 voci
  3. Il Questionario Trifattoriale di Stunkard di 51 voci

La scala di restrizione dietetica di Herman aveva lo scopo di diagnosticare il tipo di comportamento alimentare attraverso tre tipi di stimoli :

  • PRECARICO DI CIBO
  • INGESTIONE DI ALCOL
  • EMOZIONI

Precarico di cibo

Herman e Mack distribuirono fra i partecipanti allo studio in tre occasioni successive due bicchieri di frappè, quindi uno e poi nessuno. Ogni volta quindi misurarono il tasso di assunzione dei gelati di vari gusti, che vennero offerti di lì a poco. Molti dei partecipanti, sia dopo due bicchieri sia dopo uno soltanto, mangiavano considerevolmente meno gelati.
I mangiatori restrittivi, selezionati attraverso il questionario di Herman, si comportavano in modo del tutto diverso.
Dopo aver assunto un frullato essi mangiavano più gelati di quanti non ne mangiassero quando non ricevevano alcun frullato prima.
Questo comportamento paradosso chiamato di controregolazione dallo stesso Herman, è stato descritto diverse volte, a proposito di persone normali per peso e costituzione e rappresenta la più significativa scoperta di questa ricerca (Fremouw, Spencer).

Assunzione di alcol 

L’idea che la controregolazione da parte dei mangiatori restrittivi, rappresentasse una sorta di disinibizione, fu esplorata mediante l’uso di un classico disinibitore : l’alcol.
All’interno di precise circostanze, l’ingestione di alcol incrementa la quota giornaliera di calorie nei mangiatori restrittivi ma non negli altri (Polivy, Herman).
In pratica nelle persone che coscientemente limitano la quantità di cibo assunta, l’alcol riduce la capacità di autocontrollo.

Emozioni

Altro potenziale disinibitore dell’autocontrollo, che supporta questa teoria, è l’emozione, nonchè l’effetto della depressione e dell’ansietà, sul comportamento dei mangiatori restrittivi.
Costoro quando depressi, aumentano di peso, mentre i liberi mangiatori dimagriscono (Zielinski).
Allo stesso modo, a causa dell’ansia, i restrittivi mangiano di più (Herman).
Sulla base di queste scoperte, Hibscher e Herman, hanno proposto che le difficoltà nel mantenere il dimagrimento raggiunto da parte dei restrittivi sia causato principalmente dal loro sentirsi a dieta(Hibscher, Herman).
Questa conclusione era supportata da studi che dimostravano la capacità predittiva del Restraint Scale di individuare la persona obesa anche quando era di peso normale Drewnoski definì questa condizione come obesità latente (Drewnoski).
Quattro studi psicometrici condotti da Blanchard, Drewnowski, Lowe e Johnson rivelarono che la Restraint Scale misura non solo il controllo dietetico, che era il suo intento, ma anche un concetto deversissimo : la fluttuazione del peso (Drewnowski, Blanchard, Lowe, Johnson).
In teoria la correlazione tra la percentuale di sovrappeso e il punteggio ottenuto sulla Restraint Scale potrebbe essere dovuta nientemeno che al fattore fluttuazione del peso.
Inoltre questi autori dimostrarono che le persone obese ottenevano un punteggio basso sulla Restraint Scale per quanto riguarda il fattore dieta. La validità concettuale del questionario di Herman era inquinata non solo dal fattore oscillazione del peso ma anche dal fattore di desiderabilità sociale.
Johnson e Ruderman dimostrarono che i punteggi ottenuti su una scala di desiderabilità sociale per le persone obese errano correlati significativamente con i punteggi ottenuti dalle stesse sulla scala di Herman, mentre ciò non si dimostrava per le persone di peso normale (Johnson, Ruderman).
Il tentativo di apparire socialmente desiderabile può distorcere i punteggi che misurano la capacità restrittiva della persona obesa.
L’obesità non è il solo problema che affligge la Restraint Scale. Frost dimostrò in uno studio sulla depressione sperimentalmente indotta, che il fattore di fluttuazione del peso era un rivelatore più attendibile rispetto a quello della restrizione alimentare (Frost).
Ulteriori tentativi di revisionare il lavoro attraverso la somministrazione del questionario a soggetti depressi che registravano considerevoli cambiamenti del peso, dimostrarono dei risultati opposti (Ruderman).
Seri problemi chiaramente affligono la Restraint Scale anche perchè la fluttuazione del peso risulta meno discriminante dell’obesità.
Tuttavia un attento studio di revisione della Scala di Herman condotto da Stunkard, dimostrò che i problemi sopra esposti, sono dovuti alla formulazione pratica delle voci e non certo alla sua strutturazione concettuale(Stunkard).
Mentre Herman e i suoi colleghi stavano studiando l’alimentazione restrittiva, un gruppo tedesco condotto da Pudel, lavorando con persone obese e normopeso, sviluppò in modo del tutto indipendente il concetto di obesità latente e strutturò un questionario per misurarlo (Pudel).
Meyer e Pudel scoprirono che il tasso di consumo di un pasto test da venti minuti era in grado di discriminare, con buona approssimazione, fra persone obese e non obese (Meyer, Pudel).
La velocità nell’ingurgitare cibo nelle persone normopeso, diminuiva nel corso del pasto, mentre questo non succedeva per le persone obese, suggerendo così la presenza di un indebolimento del senso di sazietà. Questa distinzione fra persone obese e non obese fu messa in discussione dalla scoperta di persone non obese la cui velocità di ingurgitare cibo non diminuiva durante il pasto prova. Pudel suggerì che queste persone potrebbero essere obesi latenti programmati biologicamente per essere obesi, ma capaci di mantenere un peso corporeo normale tramite una restrizione cognitiva della loro razione di cibo giornaliera(Pudel). Per indagare su questa possibilità egli preparò un questionario a 40 voci che si dimostrò capace di identificare con successo persone di peso normale che non erano in grado di diminuire la loro velocità di ingurgitazione durante il pasto (Pudel).
Il questionario Pudel considerato limitato dai successivi lavori di revisione perchè la sua sperimentazione avvenne solo in laboratorio, gettò le basi per il questionario trifattoriale di Stunkard. Questi, aggiungendo 17 nuove voci ai questionari di Herman e Pudel dopo un’opportuna revisione, rivalutò il lavoro di Herman per quanto riguarda l’alimentazione restrittiva.
Il concetto di alimentazione restrittiva implica due variabili indipendenti :
a) restrittivi versus non restrittivi.
b) obesi versus non obesi.
Stunkard attraverso il questionario trifattoriale cercò di individuare tre dimensioni comportamentali : (1) “cognitive restraint of eating” (2) “disinhibition” e (3) “hunger” persone che presentavano un’eccessiva sensibilità alla fame.
Egli dimostrò che, tra i liberi mangiatori, free eaters, maggiore era il controllo, (Scala I) maggiore era l’incostanza (Scala II); mentre tra le persone a dieta, strong restrainers, più era riportato un buon controllo (Scala I), minore era l’incostanza (Scala II), disinhibition; infatti alti punteggi sulla Scala III, perceived hunger, erano associati a maggiore incostanza (Scala II).

Questionario di autovalutazione del comportamento alimentare Dott. Claudio Saluzzo

Il questionario che potrebbe essere intitolato Image and Behavior Restraint Scale e per brevità IBR è costituito da quattro scale di valutazione :

1. Scala di misurazione del grado di autocontrollo del comportamento alimentare e dell’attività fisica svolti con il preciso scopo di controllare il peso e la propria figura corporea.
2. Scala di misurazione del grado di disinibizione sia verso il comportamento alimentare che verso lo sforzo sportivo.
3. Scala di misurazione del grado di sensbilità verso la fame e la fatica sportiva.
4. Scala di autovalutazione critica della propria immagine corporea.

La Scala I dell’IBR è costituita da 26 voci, 14 delle quali sono dicotomiali e 12 sono a risposta graduata.
La Scala II dell’IBR è costituita da 20 voci, 15 delle quali sono dicotomiali e 5 sono a risposta graduata.
La Scala III dell’IBR è costituita da 17 voci, 13 delle quali sono dicotomiali e 4 sono a risposta graduata.
La Scala IV dell’IBR è costituita da 2 voci.

Analisi psicometrica

I risultati ottenuti sulla I Scala Fattoriale di 26 voci :
esprimono la restrizione comportamentale di tipo cosciente.
I risultati ottenuti sulla II Scala Fattoriale di 20 voci :
rispecchiano la disinibizione. “Mangio ciò che voglio quando voglio ma, non mi sembra di esagerare”.
I risultati ottenuti sulla III Scala Fattoriale a 17 voci :
mettono in luce il grado di sensibilità a fame e fatica. “Non ce la posso fare. Tutto ciò è privo di senso”
Irisultati ottenuti sulla IV Scala Fattoriale a due voci :
mettono in rilievo la capacità di autocritica verso la propria figura corporea. “In fondo io mi piaccio così”

“Strong Restrainers” persone motivate che fanno fare bella figura alla metodica dietetica per gli ottimi risultati conseguiti

Gruppo A

Si tratta di soggetti fortemente capaci di reprimere gli impulsi alimentari trasgressivi e di eseguire attività fisica allo scopo di contenere efficacemente il peso corporeo. Costoro totalizzano il più alto punteggio nella I Scala Fattoriale rispetto agli altri tre gruppi.
Il costante prevalere del punteggio nella I Scala (Capacità Restrittiva) rispetto alla II (Disinibizione) e alla III (Sensibilità alla fame) può essere interpretato come motivo del successo nel seguire il regime dietetico da parte di costoro.
E’ interessate notare il costante prevalere dei risultati della II Scala sulla III Scala come se fosse necessaria un po’ di disinibizione per ottenere un buon risultato restrittivo.

Rapporti fra le scale del gruppo dei soggetti molto attenti nel seguire le raccomandazioni dietetiche e comportamentali

Gruppo B

Si tratta di persone che non hanno alcuna voglia di affrontare un qualsiasi tipo di restrizione e controllo su ciò che mangiano e bevono. Sanno che stanno sbagliando ma sono sinceramente convinte che siano “tutte storie” e che in fondo si vive una volta sola e qualche soddisfazione bisogna pur prendersela. D’altro canto si sentono bene e si sono adattati alla loro condizione.
I liberi mangiatori grassi hanno fatto registrare alti punteggi su tutte e tre le Scale. Il costante prevalere della II Scala (Disinibizione) sulla I Scala (Capacità Restrittiva) e sulla III Scala (Sensibilità alla fame e alla fatica) era associato al quasi identico punteggio fra la I e la III Scala, quasi che la lotta fosse tra restrittività e fame in loro sia costante anche se negata.

Rapporti fra le scale del gruppo – B

Gruppo C

Il gruppo di liberi mangiatori magri è caratterizzato innanzitutto dal basso punteggio percentuale su ogni Scala. I risultati sulla I Scala (Restrizione) sono costantemente più alti rispetto alla II Scala (Disinibizione). I partecipanti a questo gruppo hanno infine fatto registrare i più bassi punteggi sulla III Scala (Sensibilità alla fame e alla fatica).

Rapporti fra le scale del gruppo – C

Il prevalere del punteggio totalizzato sulla I Scala (Capacità restrittiva) rispetto a quello totalizzato sulla II Scala (Disinibizione) e sulla III (Sensibilità alla fame e alla fatica) può essere interpretato come la ragione principale del loro successo nel seguire il regime dietetico. E’ interessante notare che gli alti punteggi sulla I Scala sono tuttavia appaiati ad alti valori sulla II come se fosse necessaria l’associazione tra restrizione e disinibizione. In questo gruppo prevale la capacità di saper determinare la propria immagine corporea sulla Scala dell’IBR.
Gli alti punteggi realizzati sulla II Scala (Disinibizione) esprimono l’elevato grado di autostima come una sorta di difesa strutturata per adattarsi allo stato di obeso. Non praticavano attività fisica e non temono di essere considerati grassi. Alla domanda :
“Ti riconosci in questa frase?
Solo se mi vedo in fotografie o filmini mi rendo conto di come sono ingrassato/a”
Tutti e cinque hanno risposto positivamente.
Fra i tre gruppi selezionati questo è l’unico che presenti il 60% di alterazione dell’immagine corporea IV Scala. Gli alti punteggi sulla I e III Scala esprimono la conflittualità apparentemente negata fra il desiderio restrittivo e l’eccessiva sensibilità alla fame.
I bassi punteggi totali accompagnati da minimi valori percentuali sulla III Scala (Sensibilità alla fame e alla fatica) dimostrerebbero che costoro non mangiano molto, né molto spesso. L’indifferenza verso il cibo rappresenta l’aspetto distintivo di maggiore rilevanza fra i tre gruppi. Costoro, in modo spontaneo, seguono una dieta idonea alla loro spesa energetica.

Riepilogo

Le persone che fanno registrare alti punteggi sulla I Scala e minori sulla II e III Scala sono particolarmente responsive all’informazione riguardo al valore nutrizionale degli alimenti, all’equilibrio calorico e accolgono strategie comportamentali tradizionali, per quanto riguarda il controllo degli stimoli della fame e della fatica. Risutano facilmente educabili verso l’impiego dell’attività fisica come mezzo cosciente per il controllo del peso.
Il gruppo dei liberi mangiatori obesi, caratterizzato da lati punteggi sulla II e III Scala indica che i soggetti che realizzano punteggi analoghi e si trovino nella necessità di dover perdere peso a causa delle complicanze dell’obesità, necessitano di strategie terapeutiche più complesse in associazione alla terapia farmacologica volta a ridurre il senso di astinenza, prima causa delle loro trasgressioni.
Il gruppo dei liberi mangiatori magri, caratterizzato da bassi punteggi su tutte e tre le Scale, esprime una sorta di indifferenza verso gli aspetti remunerativi del cibo, e verso l’attività fisica intensa come mezzo cosciente per controllare il peso corporeo.
Coloro i quali facessero registrare analoghi punteggi sull’IBR possono essere considerati soggetti fisiologicamente magri.

 

 

Bibliografia:

BLANCHARD F.A. FROST R.O., Two factors of restraint: concern for dieting and weight fluctuation. Behav. Res. Therapy (1983), 21: 259-267.

DREWNOWSKI A., Food perceptions and preferences og obese adults. Int. J. of Obesity (1985), 9: 201-212.

DREWNOWSKI A., Feeling fat yet unconcerned: self-reported overweight and the restraint scale. Appetite (1982) 3: 273-279.

DREWNOWSKI A., Obesity and the food environment. Am. J. Prev. Med. (2004), 27: 154-162.

FREMOUW W.J. SPENCER J.A., Binge eating as function of restraint and weight classification. Journ. Abnorm. Psychol. (1979), 3: 262-267.

FROST R.O., Perfectionism and eating disorders. Clinical Psychology Review (2007), 27: 384-405.

HERMAN C.P., POLIVY J., Anxiety, restrained and eating behavior. J.Abnorm.Psychol. (1975); 84: 666-672.

HERMAN C.P.,Validity of Dietary Restraint Scal. Psychological Assessment (2006) 18: 89-94.

HIBSCHER J.A., J. comparative P. psychology (1977), 91: 374-380.

JOHNSON W.G., Restrained eating: meauring an elusive construct.Addict. Behav. (1983), 8: 413-418.

KAPLAN G.A., Psychosocial predictors of depression. Am. J. Epid. (1977) 125: 206-220.

KAPLAN G.A., Prospective association between obesity and depression evidence Alameda County Study; I. J. Obesity (2003) 27: 514-521.

LOWE M.R., Cognitive restraint, and Regulation of eating. Appetite (1988) 10: 159-168.

LOWE M.R., Putting restrained and unrestrained non dieter on short.Term diets (1994), 19: 349-356.

LOWE M.R., Dietary concerne, weight fluctuation and weighr status; further exploration of the restraint scale. Beha. Res. Therapy (1984), 22: 243-248.

MEYER J.E. & PUDEL,  Psychosomatic Medicine (1977) 3: 153-157

MIZES J.S., Development of the anoretic cognition questionarie eating disorder. Int. J. Eat Disord. (2000) 4: 415-421.

MIZES J.S., Antidepressant pharmacotherapy helps some cigarette smokers. Journal Consult Clin. Psichol. (1999) 67: 547-554.

NISBETT R.E., Hunger, obesity and the ventromedial hypothalamus. Psychological Review (1972) 79: 433-453.

ROBBINS T.W., Stress-induced eating: fact, fiction or misunderstanding? (1980) Appetite 1: 103-133.

RUDERMAN A.J., Restraint theory and its applicability to overweight individuals. Journ. Abnorm. Psychol. (1983) 92: 210-215.

SPITZER & RODIN, Human eating behavior: A critical review of studies in normal weight and overweight individuals. Appetite (1981) 2: 293-329.

STUNKARD ALBERT J., VOLKER PUDEL, Validation of the flexible and rigid control dimension of dietary restraintInt. J. Eating Dis. (1999) 26: 53-64.

ZIELINSKI J., Depressive symptomatology: deviation from a personal norm. Journ. Commun. Psychol. (1978) 6: 163-167.